Il software è come il sesso, è meglio quando è libero. (Software is like sex, it's better when it's free).

— Linus Torvalds

IPv6, una breve overview (1/4)

Tagged:

http://www.stenoweb.it/files/blog/ipv6.jpg All’inizio degli anni ’90, l’IETF commissionò una ricerca per lo studio di un protocollo che avrebbe dovuto risolvere le lacune e i problemi derivanti dalla cui versione 4 di IP, ma chi pensava a rapidi tempi di sviluppo e installazione è stato subito smentito.

I problemi che la nuova versione del protocollo avrebbe dovuto risolvere erano principalmente tre: rendere più efficiente il sistema di assegnamento degli indirizzi; evitarne il possibile esaurimento; prevedere sviluppi futuri delle tecnologie legate ad Internet.

Intanto che i ricercatori mettevano a punto le specifiche della nuova versione, nel panorama delle reti di calcolatori, si affacciavano nuove e diverse soluzioni alle lacune di cui IPv4 soffriva. Per prima cosa, l’imponente crescita di Internet spinse gli architetti di IPv4 ad abbandonare l’idea di classificare rigidamente l’indirizzamento secondo le ben note cinque classi preferendo uno schema classless (senza classi, appunto). Questa scelta, insieme alla tecnica del subnetting, permise di scalare “quel mostro di rete” che era diventata Internet ed eseguire più efficientemente ed efficacemente gli algoritmi di instradamento.

La nascita e la proliferazione di reti SOHO (Small Office Home Office) ha poi portato alla nascita della tecnologia NAT: reti private sono viste dall’esterno (da Internet) come un unico dispositivo, e tutto il traffico è concentrato in un router NAT, capace di filtrare pacchetti dall’interno all’esterno della rete LAN e viceversa, mascherando i dettagli della rete interna. Ciò permise di alleviare il problema dell’esaurimento degli indirizzi IP poiché la tecnologia NAT prevede di usare un solo indirizzo per una rete intera. Presto, però, queste tecnologie e soluzioni non basteranno più.

L’anno esatto in cui l’idea di un successore dell’IPv4 venne alla luce fu il 1991, e il primo requisito che l’IETF chiese fu quello di espandere lo spazio di indirizzamento. La missione fu inizialmente chiamata “IP Next Generation” mentre il nome ufficiale del protocollo parve naturale: IPv6. La non continuità con l’attuale versione 4 è presto spiegata: poco prima del 1991 venne avviata una ricerca su un protocollo sperimentale, che condivideva con IPv4 alcune idee e che venne chiamata IPv5. In quello stesso momento prese piede l’idea di sviluppare l’IPv6. Pensiero comune era non limitarsi a risolvere il problema della mancanza di indirizzi, ma prevedere sviluppi futuri delle tecnologie delle reti e anticipare i cambiamenti, seguendo il famoso paradigma Design for change. In particolare il nuovo protocollo doveva supportare:

  • servizi in tempo reale;
  • maggiore sicurezza nelle comunicazioni;
  • possibilità di gestire una sorta di autoconfigurazione esonerando il più possibile gli utenti da configurazioni manuali;
  • migliori funzionalità per il mobile IP, un campo sul quale già allora si stava molto investendo.

cercando di non dimenticare un piano per effettuare e gestire una transizione dalla vecchia alla nuova versione IP, un problema sul quale oggi, a distanza di 16 anni, si continua a discutere, e non poco. Nel prossimo articolo entreremo più nei dettagli del protocollo, analizzandone le principali caratteristiche, la nuova notazione e la struttura del datagram.

Rica Tree House , situado en el Refugio Nacional de Vida Silvestre Gandoca-Manzanillo de No se aplican recargos por pago con tarjeta de débito
ni tasas administrativas por reserva.