Se il settore dell'automobile si fosse sviluppato come l'industria informatica, oggi avremmo veicoli che costano 25 dollari e fanno 500 Km con un litro.

— Bill Gates

Rispondi al commento

L'ultima domanda

Tagged:

http://www.stenoweb.it/files/blog/asimov.jpg Ardo dal desiderio di spiegare, e la mia massima soddisfazione è prendere qualcosa di ragionevolmente intricato e renderlo chiaro passo dopo passo. È il modo più facile per chiarire le cose a me stesso. -- Isaac Asimov --

L'ultima Domanda, scritto nel 1956, ha ancora il suo innegabile fascino, anche se magari oggi forse fa un po' sorridere. L' idea del rappresentato dal supercomputer unico nell'epoca del ciarlare sul sembra sorpassata. Ma chissà, in fondo il racconto parte nel 2061. Quindi mai dire mai, o i nostri nipoti rideranno di noi... Grazie Isaac, e buona lettura a tutti.
<!--break-->

L'ultima domanda

L'ultima domanda venne posta per la prima, volta, quasi per scherzo il 21 maggio 2061, in un momento in cui l'umanità cominciava a intravedere finalmente un po' di luce. La domanda era il risultato di una scommessa di cinque dollari, nata durante una bevuta, ed ecco come andò la cosa.
Alexander Adell e Bertram Lupov erano due dei fedeli assistenti addetti a Multivac. Sapevano - così come era dato saperlo a due esseri umani - che cosa c'era dietro la fredda, lampeggiante, ticchettante faccia - chilometri e chilometri di faccia - del gigantesco calcolatore. Avevano se non altro una nozione vaga del piano generale di relais e di circuiti che da tempo aveva superato il limite oltre il qual una singola mente umana non poteva assolutamente conservare una chiara visione d'insieme.
Multivac si auto-regolava e si auto-correggeva. Doveva essere così, perché nessun essere umano poteva regolarlo o correggerlo con sufficiente rapidità o in modo adeguato. Così, Adell e Lupov badavano al mostruoso gigante solo in modo leggero e superficiale, e al tempo stesso come meglio non era possibile, trattandosi di uomini. Vi inserivano dati, adattavano le domande alle necessità del calcolatore e traducevano le risposte che questo forniva. Senza dubbio tanto loro due che gli altri loro colleghi avevano pieno diritto bearsi della gloria che spettava a Multivac.
Per decenni, Multivac aveva dato una mano, per così dire, a progettare le navi e a calcolare le traiettorie che mettevano in grado gli uomini di arrivare sulla Luna, su Marte e su Venere ma, al di là di quelli, le scarse risorse della Terra non consentivano alle navi di affrontare il viaggio. Troppa energia era richiesta per i lunghi percorsi. La Terra sfruttava le sue riserve di carbone e di uranio con efficienza crescente, ma in sé quelle riserve erano limitate.
Lentamente, tuttavia, Multivac aveva imparato quanto bastava per rispondere in modo più fondamentale a domande più profonde, il 14 maggio 2061, quella che era stata una teoria, era diventata m fatto concreto.
L'energia del sole veniva ora immagazzinata, trasformata e utilizzata direttamente, su scala planetaria. La Terra intera poteva spegnere i suoi fuochi alimentati a carbone e le sue centrali nucleari per far scattare l'interruttore che connetteva il tutto a una piccola stazione, di un chilometro e mezzo di diametro, in orbita attorno alla Terra a una distanza che era la metà di quella della Luna. Tutto sulla Terra, funzionava ora grazie agli invisibili raggi dell'energia solare.
Sette giorni non erano bastati a offuscare la gloria di quell'avvenimento, ma Adell e Lupov riuscirono finalmente a sottrarsi alle celebrazioni pubbliche per rifugiarsi in santa pace dove nessuno avrebbe pensato di cercarli, ossia nelle deserte sale sotterranee dove s'intravedevano alcune parti del possente corpo sepolto di Multivac. Si erano portati una bottiglia, e la loro unica preoccupazione, a momento, era di rilassarsi l'uno in compagnia dell'altro e con l'aiuto di un abbondante beveraggio.
-- È incredibile, se ci pensi bene -- disse Adell. La larga faccia era segnata dalla stanchezza, ed egli agitava lentamente la bibita con una cannuccia di vetro, osservando i cubetti di ghiaccio nei loro stentati spostamenti. --Tutta l'energia che potremmo mai desiderare di usare, completamente gratuita. Energia a sufficienza, qualora decidessimo di farne spreco, per fondere tutta la Terra in un unico gocciolone di ferro liquido e impuro, senza minimamente dar fondo per questo, alla riserva totale. Tutta l'energia che potremo mai usare, insomma, per sempre, per sempre e ancora per sempre.
Lupov piegò la testa da un lato. Era un vezzo, che aveva, quando si metteva in mente di fare il Bastian contrario; e ne aveva una gran voglia, in quel momento, forse perché era toccato a lui procurato ghiaccio e i bicchieri. -- Per sempre poi no -- disse.
-- Andiamo, Bert, praticamente per sempre, sì. Fino a che il sol non sarà scarico, per lo meno.
-- Be', non per sempre, allora.
-- Ma sl, come vuoi tu. Per miliardi e miliardi di anni. Venti miliardi, facciamo. Soddisfatto, sì?
Lupov si passò le dita tra i capelli sempre più radi, come per assicurarsi che gliene rimanesse ancora qualcuno, e sorseggiò pian pianino la sua bibita. -- Venti miliardi di armi non è per sempre.
-- Be', durerà almeno finché ci siamo noi, no?
-- Se è per questo, sarebbero durati anche il carbone e l'uranio.
-- D'accordo, ma ora possiamo allacciare ogni singola nave alla Stazione Solare, e farla andare e tornare da Plutone un milione di volte senza doverci più preoccupare del combustibile. Prova a farlo conn il carbone e l'uranio, se sei capace! Del resto, se non mi credi, domandalo a Multivac.
-- Non ho bisogno di domandarlo a Multivac. Lo so.
-- Allora piantala di minimizzare quello che Multivac ha fatto per noi -- disse Adell, accalorandosi, è stato bravissimo!
-- Chi dice di no? lo dico solo che un sole non dura in eterno. Basta, non ho detto altro! Per venti miliardi di anni siamo tranquilli; e poi? -- Lupov puntò contro l'altro l'indice che tremava leggermente. -- E non venire a dirmi che potremo attaccarci a un altro sole.
Per un po', rimasero in silenzio. Solo di tanto in tanto Adell si portava il bicchiere alle labbra, e Lupov un po' alla volta aveva chiuso gli occhi. Riposavano, tutti e due.
Poi, Lupov riapri gli occhi di scatto. -- Stai pensando che, quando il nostro sarà esaurito, ci attaccheremo a un altro sole, vero?
-- Non sto pensando affatto.
-- Sì, invece. Tu manchi di senso logico, ecco qual è il tuo difetto. Sei come quel tale della storiella, che essendo stato sorpreso da un acquazzone era corso fino a un boschetto e si era rifugiato sotto un albero. Era tranquillo, lui, perché pensava che, una volta che si fosse bagnato ben bene quell'albero lì, non doveva fare altro che spostarsi sotto un altro.
-- Ho capito, sì -- disse Adell. -- È inutile che gridi. Una volta spento il nostro sole, anche le altre stelle si saranno esaurite, nel frattempo.
-- Puoi star sicuro che si saranno esaurite -- borbottò Lupov. -- Tutto ha avuto origine in una prima esplosione cosmica, qualsiasi cosa fosse, e tutto avrà una fine quando le stelle si saranno scaricate ben bene. Alcune si spegneranno più in fretta di altre. Le stelle giganti dureranno al massimo cento milioni di anni. Il sole durerà venti miliardi di anni, mettiamo, e le nane potranno durare cento miliardi di anni, per quel che servono. Ma lascia che passi un trilione d'anni, tutto sarà sprofondato nel buio. L'entropia deve per forza raggiungere un massimo, tutto qui.
-- So tutto dell'entropia -- disse Adell, con un tono di dignità offesa.
-- Davvero? Non si direbbe.
-- Ne so tanto quanto te.
-- Allora Sai anche che tutto finirà per decadere, prima o poi.
-- D'accordo. Chi ha detto il contrario?
--Tu, l'hai detto, povero mammalucco. Hai detto che avevamo tutta l'energia di cui abbiamo bisogno, per sempre. Hai detto proprio "per sempre".
Era Adell, ora, in vena di contraddire. -- Può anche darsi che, un giorno o l'altro, si riesca a ricostituire tutto.
-- Mai!
--Perché no? Un giorno, non so quando.
--Domandalo a Multivac.
-- Questo poi no.
-- Domandalo a Multivac, ti dico! Facciamo una scommessa: mi gioco cinque dollari che ti dirà di no anche lui.
Adell era abbastanza brillo per provare, abbastanza in sé per poter comporre i simboli e le operazioni necessarie per una domanda che, in parole, sarebbe sonata press'a poco cosi: Potrà un giorno genere umano, senza dispendio di energie essere in grado di riportare il sole alla sua piena giovinezza pefino dopo che sarà morto vecchiaia?
O magari, in maniera più semplice, si sarebbe potuta formula così: Com'è possibile diminuire in modo massiccio il quantitativo di entropia dell'universo?
Multivac si fece immobile e muto. I lenti lampi di luce cessarono lontani rumori del ticchettio dei relais si fermarono.
Poi, proprio quando i due tecnici terrorizzati sentivano di non farcela più a trattenere il respiro, vi fu un improvviso ritorno alla vi della telescrivente collegata con quella parte di Multivac. Le parole erano cinque in tutto: DATI INSUFFICIENTI PER RISPOSTA SIGNIFICATIVA.
-- Niente scommessa -- bisbigliò Lupov. E insieme si allontanarono in fretta dal sotterraneo.
Il mattino dopo i due amici, afflitti dal mal di testa e dalla bocca impastata, avevano già dimenticato l'incidente.

Rispondi

Il contenuto di questo campo è privato e non verrà mostrato pubblicamente.